La pioggia sferzava le finestre e il tuono echeggiava nei corridoi.
Quando Lila tornò a casa, era fradicia: fango appiccicato alle scarpe, alle mani e persino al viso.
Le guardie di sicurezza erano indaffarate.
Le infermiere si affrettavano tra i reparti.
E la porta della stanza 701 era... leggermente socchiusa.
Lila si fermò un attimo, con il cuore che le batteva forte.
Sapeva che non avrebbe dovuto entrare.
Ma qualcosa la spinse ad andare avanti.
Entrò silenziosamente.
La stanza era buia, pervasa dal silenzioso ronzio delle macchine.
Jonathan Whitaker giaceva esattamente come sempre: pallido, immobile, immutato dal passare del tempo.
Lila si avvicinò, i suoi piccoli passi appena percettibili.
Lui rimase in piedi accanto al suo letto, osservandola a lungo.
"Anche mia nonna era così", sussurrò incerto nel silenzio.
«Tutti dicevano che se n'era andata… ma sapevo che poteva sentirmi.»
Salì con cautela sulla sedia accanto a lei, la strinse a sé e si avvicinò ancora di più.
«Parlano di te come se non ci fossi», disse a bassa voce.
«Come se te ne fossi già andata.»
La sua voce tremava leggermente.
«Dev'essere molto solitario.»
Rimase seduto lì per un momento, ascoltando il bip costante del monitor.
Sembrava così freddo… così lontano.
Poi si mise una mano in tasca.
C'era una manciata di terra umida: scura, soffice, che odorava ancora di pioggia.
La tirò fuori senza pensarci, proprio come aveva fatto in passato, quando il mondo sembrava più semplice.
Lentamente, con attenzione, si spalmò il fango sulle dita.
E poi sul viso.
Viso.
Fronte.
Dentro il naso.
«Non arrabbiarti», mormorò lei, lanciandogli un'occhiata come per rispondergli.
«Mia nonna diceva sempre che la terra si ricorda di noi... anche quando le persone dimenticano.»
La sua piccola mano rimase sospesa a mezz'aria per un istante.
Poi toccò delicatamente la sua.
Era fredda.
Immobile.
Ma non la ritrasse.
«Non sei scomparso», sussurrò.
«Hai solo dimenticato come tornare indietro.»
In quel preciso istante, la porta si spalancò.
«EHI! Cosa stai facendo?!»
L'infermiera rimase immobile sulla soglia, con un'espressione di orrore sul volto.
In pochi secondi, scoppiò il caos.