Quando aprii gli occhi, il mondo crollò.
Prima, il suono.
Un bip continuo. Un fruscio sommesso. Il fruscio di scarpe su un pavimento lucido. Da qualche parte, in lontananza, qualcuno rise, e quella risata mi sembrò offensiva perché non ero sicura di essere ancora viva.
Poi arrivò il dolore.
Fiorì sotto le costole, sordo e profondo, come se qualcuno mi avesse piantato una pietra dentro e mi avesse cucito la pelle intorno ad essa. Cercai di muovermi, ma il mio corpo si rifiutava. Le mie palpebre tremavano. Il soffitto sopra di me era bianco, sfocato ai bordi, assottigliato dalla luce fluorescente.
"Jessica?"
Una voce femminile. Dolce. Professionale.
Sforzai di mettere a fuoco.
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