PARTE 2: «Non sei altro che un residuo delle cattive decisioni di mio figlio», ringhiò Richard, in piedi accanto alla moglie, usando la sua imponente statura come se potesse annientarmi con la sola intimidazione. «Questo è un evento privato ed esclusivo per persone che hanno davvero qualcosa da dire. Ti consiglio di voltarti e andartene prima che chiami la sicurezza per portarti via».
Non indietreggiai. Nemmeno un po'. Il mio sguardo rimase fisso su di lui.
Senza esitare, allungai la mano verso un vassoio d'argento tenuto da un cameriere perplesso lì vicino e presi un bicchiere di cristallo di acqua frizzante. Ne bevvi un sorso lento, prolungando deliberatamente il silenzio e lasciando che il disagio crescesse a ogni secondo che passava.
Poi sorrisi.
Non era un sorriso amichevole. Non era un sorriso gentile. Era il tipo di sorriso che preannuncia il momento in cui tutto cambia.
«Te lo sconsiglio, Richard», dissi a bassa voce, con un tono profondo ma abbastanza deciso da essere udito sopra la musica.
«E perché no?» sogghignò, stringendo i pugni. «Cosa intendi fare? Correre dalla stampa?» Credi davvero che a qualcuno importi cosa ha da dire una vedova squattrinata e avida di denaro?
«No», risposi con calma. «Perché sarebbe assolutamente disastroso per il prezzo delle azioni dell'azienda se dovessi estromettere pubblicamente e con la forza l'azionista di maggioranza dal suo stesso gala di beneficenza».
Richard si bloccò. Il colore gli svanì dal viso così rapidamente che sembrò quasi irreale.
«Maggioranza... cosa?» balbettò. La sicurezza nella mia voce minò la sua fiducia. «Sei impazzita?» «L'accordo prematrimoniale...»
«L'accordo prematrimoniale che hai insistito a firmare protegge solo i beni acquisiti prima del matrimonio», mi interruppe una voce ferma e autoritaria alle mie spalle.