La storia continua

«Signora», intervenne l'ufficiale superiore, togliendosi la sciarpa, «per accusare qualcuno di furto, servono prove. Documenti, bonifici, estratti conto. Li ha?» «Io... cioè, no, ma lo sento!» Agata esplose, impallidendo. «È una bugiarda, lo vedo nei suoi occhi! Szymon è diventato cieco!» Klara fece un respiro profondo e disse con calma: «Le mie azioni erano una forma di difesa. Non permetterò più che vengano sottratti soldi dai nostri conti. Tutti i bonifici sono stati inviati dal suo telefono, dopo mezzanotte. Ho le copie delle notifiche.» Gli ufficiali si scambiarono un'occhiata. L'ufficiale tirò fuori un taccuino. «Prepareremo un rapporto», disse seccamente. «Accerteremo i fatti.» Agata fece un passo avanti, ma si fermò improvvisamente, si lasciò cadere su una sedia e si strinse il cuore. Un'espressione reale le balenò sul viso: non recitazione, non rabbia, ma stanchezza, pura, umana. Klara vide la vecchia per la prima volta: persa, distrutta. La polizia chiamò un'ambulanza. Mentre aspettavano, Klara portò un bicchiere d'acqua. Agata lo prese, guardò negli occhi la nuora e sussurrò: "Temevo di diventare inutile...". Le parole colpirono Klara come un pugno.

Tutta la rabbia, tutto il dolore... si sbriciolarono come polvere. Non rispose, abbassò solo lo sguardo. Quando Szymon tornò dal suo viaggio d'affari a tarda sera, trovò una strana quiete in casa. La lucina notturna era accesa nella stanza della madre. Klara sedeva accanto al letto con un thermos in mano. "Ora dorme", disse a bassa voce. "È tutto a posto. La polizia ha sporto denuncia. Abbiamo parlato... Si era accumulato troppo tra noi." Szymon annuì e abbracciò la moglie. La casa era angusta come prima, con tutto immobile, ma l'aria sembrava essersi purificata. Fuori nevicava, lentamente, in grossi fiocchi, e per la prima volta dopo tanto tempo, dentro regnava la pace. Klara lo sapeva: domani avrebbe dovuto cambiare molte cose: i suoi conti, le sue abitudini, la sua vita. Ma quella notte rimase seduta accanto ad Agata e pensò solo a una cosa: a volte il mostro che vediamo in un'altra persona non è altro che il dolore di qualcun altro.