Non per paura, ma per sollievo. Il telefono vibrò di nuovo. Un messaggio da Łukasz: "Prendi i mattoni? O li lasci?" Lei lanciò un'occhiata allo schermo e sorrise appena. Rispose bruscamente: "Prendili." Poi chiuse gli occhi e rimase seduta lì, ad ascoltare il lento scorrere del tempo. Un mese dopo, al lavoro, venne indetta una campagna di reclutamento per corsi di management. Klara fu la prima a iscriversi. Sei mesi dopo, comprò un'auto, esattamente come l'aveva sempre sognata. Bianca, semplice, ma sua. E la casa di Maria era ancora lì, con il portico storto. Dicevano che gli operai avevano interrotto la ristrutturazione e che i mattoni erano stati ricoperti d'erba. A volte Klara vedeva Marek al supermercato. Camminava tra le corsie, curvo, con un carrello in mano, e accanto a lui c'era Maria, rumorosa, nervosa, con quella stessa nota di controllo nella voce. Lui sorrideva, ma in quel sorriso c'era troppa stanchezza. Klara gli passava accanto come se non l'avesse visto. Solo la sera, quando si metteva al volante, si concedeva un breve respiro di gioia – non per vendetta, non per vittoria. Ma per aver detto, una volta, "Basta". E non si era mai voltata indietro.
La storia continua