Ho deciso di andare a controllare come stava mio marito e gli ho detto:

"Tempismo perfetto!" sibilò quasi. "Guarda com'è andata a finire. È stata licenziata. E continuava a essere così arrogante, pensando di essere più furba di tutti gli altri. L'avevi avvertita? Io sì. E cos'è successo?"

Mi coprii la bocca per non scoppiare a piangere. Le aveva detto che ero stata licenziata. E come glielo aveva presentato? Come se fosse colpa mia, come se fossi un fallimento, come prova che aveva ragione.

"Non so cosa fare", mormorò Anton. "Non si è nemmeno scusata. È andata in bagno e ha chiuso la porta."

"Esatto!" La voce di mia suocera si fece tagliente, come ghiaccio che si spezza. "E tu vuoi ancora parlare di figli? Con una madre così? Non ti appoggia in niente, è sempre al centro dell'attenzione. Devi pensarci, Antosha. Pensaci bene. Prima che sia troppo tardi."

Mi venne la pelle d'oca. FIGLI?! Sta parlando con sua madre… della possibilità di avere figli… E si chiede se potrei diventare madre?!

Riuscivo a malapena a respirare. La stanza mi girava intorno. È stato uno shock che non mi aspettavo. Mai. In nessuna circostanza.

E poi Anton ha detto qualcosa che non dimenticherò mai:

"Forse hai ragione. Forse mi sbagliavo. Lei… non è la donna con cui voglio costruire un futuro. Pensavo che sarebbe cambiata." Ma ora… non sono sicura di voler continuare.

Le gambe mi cedettero. Riuscivo a malapena a stare in piedi, aggrappandomi allo stipite della porta.

Ed ecco. Un approccio onesto. Pensieri onesti. Sobria, distaccata. Non lo stava dicendo a me, ma alla persona di cui si fidava di più.

"Soprattutto ora", continuò, "si è presentata un'opportunità… sai."

La voce di mia suocera si addolcì, quasi compiaciuta:

"Certo che capisco. Conosco Tanya. Una brava ragazza. Modesta, parsimoniosa. Non come..."

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